Amore come libertà (I)

mercoledì 27 giugno 2007 alle 10:46

Credo che non possa capitare niente di più bello che dedicare tempo, energie, ricerche, studio, preghiera per cercare di far fiorire l’amore perché poi fiorisca la vita. L’amore: quando si relazionano un ragazzo e una ragazza, è come vedere la Trinità in azione, visibile e toccabile. È un fatto bellissimo, anche faticoso, perché alcune volte le situazioni si presentano in maniera tale che è come una provocazione che il Signore fa.

In una pagina della Bibbia (Ez 37) si presenta una realtà di ossa aride e il Signore mette in atto una provocazione: «Figlio dell’uomo, possono rivivere queste ossa?», «Mah, non lo so» e il Signore dice: «Profetizza!». Le ossa si rimettono insieme e poi dopo... la vita! È l’esperienza che faccio tutti i giorni: ore e ore della giornata ad ascoltare persone che presentano i loro problemi, principalmente giovani che vogliono vivere l’avventura dell'amore. Certe situazioni sono cosi estreme che rimani col fiato sospeso! Possono rivivere queste ossa? Signore, tu lo sai; e subito l’intervento di Dio fa calare la sua forza su queste ossa aride. Però, dentro una situazione totalmente nuova che ti si presenta, ti chiedi: «E adesso quale Parola di Dio ricerco? Dove vado a trovare una Parola per queste persone? Come faccio a tradurre il messaggio del buon Dio, che nella rivelazione ha messo la salvezza a disposizione di tutti gli uomini? Qual è la Parola adeguata, quella giusta per questa coppia, per questi problemi, per la loro esperienza vissuta, per le ferite che portano?».

Generalmente occorre, prima di far calare la parola, un altro tipo d'intervento, quello di Giovanni Battista che abbassa i monti e innalza le valli: è necessario bonificare l’area della personalità. Poi la Parola di Dio cala e subito si vede quanto è grande e quanto è potente il Signore, quanto è unico, quanto è originale e quanto è forte la potenza della sua Risurrezione. Che gioia, da situazioni estreme, a situazioni risorte! Le persone generalmente ti dicono: «Ma io sono qui come Lazzaro, una persona sprofondata dentro una tomba, io puzzo a me stesso...», »Vieni fuori!». Perché la nostra non è tanto l’opera dello psicologo, ma è l’intervento di una persona che opera sulla potenza della Risurrezione di Gesù Cristo, tenendo presente tutto quello che le scienze umane ci mettono a disposizione, ma collocandoci ad un altro livello. È bellissimo, fratelli, servire l’amore e servire la vita; è bellissimo avere nel cuore la certezza che non ci sono situazioni umane disperate, tali che la potenza della Risurrezione di Gesù Cristo non possa risolvere. Generalmente il nostro tentativo è sempre questo. Non basta dare buoni consigli.

Volete andare dallo psicologo? Andate: davanti ai miei colleghi mi tolgo tanto di cappello per tutto il bene che fanno, per tutta la preparazione che realizzano affinché la potenza di Gesù Cristo cada su un terreno buono. Noi, però, ci collochiamo ad un altro livello, in situazioni estreme, dove l’unico tentativo possibile è sempre quello di cantare la potenza della Risurrezione di Cristo.

La mia esperienza di anni e anni, di ore e ore di ascolto, la chiamo la «mia università». I giovani mi aggiornano continuamente su quello che accade: sul linguaggio, sulle dinamiche familiari, su ciò che accade nell’ambito della scuola, del lavoro, della società, della cultura... E bisogna ascoltare un paio d'ore per poter parlare dieci minuti. Tutto questo insieme, mi ha donato una grande esperienza che ho trovato utile per fare questa operazione, cioè di portare dalla morte alla vita.

Nello specifico di una famiglia, occorre capire che il suo destino è determinato da quello che accade nel fidanzamento. Alcune volte i giovani fidanzati mi raccontano una storia di stress e non una storia d’amore: si sono talmente violentati l’un l’altro che quello che mi raccontano non è una storia d’amore. Una storia d’amore è la gioia, la felicita, è la vita. Siete stati tanti anni insieme, ma siete stati «amiconi» e l’amore non l’avete assaporato, perché l’amore è una realtà di un coinvolgimento totale.

Le persone ti raccontano le loro difficoltà: raccontano innanzi tutto il fenomeno, quello che succede... lei è cosi, lui è cosi, si comporta in questo modo...: ma questa è solo la superficie. Ci vuole un’altra chiave di lettura, imparando a cogliere quali sono le aree veramente essenziali, quelle che fanno scricchiolare una dinamica sponsale. Poi si devono individuare quali interventi sono stati già fatti. Se questi non hanno dato buoni risultati, è segno che quella strada non la si deve seguire. La prima cosa è chiedere: «Che cosa ti hanno detto? Che interventi sono stati fatti su questa tua situazione?», e quelli ti raccontano: questo è l’intervento che ha fatto il prete, questo lo psicologo, questo la mamma, il parente, l’amico... Piano piano cerco di aiutarli. Perché questi giovani devono essere serviti!

[... continua]

P. Giovanni Marini

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