Auguri!

martedì 27 febbraio 2007 alle 23:26
Questo post lo dedico a Gabriele, a Marco e a Giacomo:

Congratulazioni per la laurea!

E ancora un augurio:




a Marco (sopra a sinistra) il nostro Direttore editoriale,

a Giacomo (sopra a destra, e chi l'avrebbe detto...?), supremo webmaster di vnstudenti,

e a Gabriele (a destra) ingegnere in erba (dei "getti turbolenti"... che non è un offesa, ma parte dell'argomento della sua tesi):


... di far fruttare al max i vostri talenti (buttandovi a 360°, come disse qualcuno... a qualche ultima cena di laurea... e non chiedetemi come si fa...) perchè...

.... Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì...

e l'augurio è di poter sentire un giorno dalla Sua bocca alla fine di questa vita:

Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone (Mt 25,21).

Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi (Mt 25,34-36).

Nel frattempo godiamoci questo momento di festa:










grande porchetta!

senza parole










arrosticini fantastici!


















pioggia di rose... (ma la ragazza quando la trovate???...)












e per chiudere (ma si potrebbe continuare a lungo con la fotogallery)...

il grande Lee Masters, grande incantatore del forum di VN...
che scruta i più reconditi e segreti significati di ogni ambito dell'esistere (cfr. il topic www.labarbafiorirà.com dedicato al sottoscritto...).






Hai veramente un Padre?

sabato 24 febbraio 2007 alle 22:15
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane» . Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo» . Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo» . Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai» . Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra» . Gesù gli rispose: «E' stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo» . Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato (Lc 4, 1-13).


La tentazione come tempo di pericolo massimo. Insidia mortale, veleno pronto per essere inoculato nel tuo essere e devastarlo. Eppure anche tentazione come luogo dove lo Spirito conduce, come occasione di grazia, scenario preparato da Dio stesso per il suo azzardo più estremo: il rischio di perderti per sempre puntando tutto sulla tua libertà, e rispettarla fino alle ultime conseguenze. Anche quella di essere rifiutato, non creduto come Amore e Padre. Rischio e possibilità: possibilità che dalla tua libera scelta fiorisca quello che nemmeno Dio può fare. Dio non può costringerti ad amarLo. Non può e non vuole costringerti alla fedeltà, a una fiducia che può essere sono donata nell'amore della consegna reciproca di sè.

Molteplicità di prove ma in fondo una sola, insidiosissima tentazione.
Se sei Figlio di Dio...
Sei proprio sicuro di avere un Padre? Sei proprio sicuro che Dio ti ami?
Chi è tuo Padre? Perchè ti lascia in questo deserto assurdo?
Perchè non sazia la tua fame?
Perchè ti ha ingannato e non ti ha dato che una vita fallimentare?
Perchè ha permesso ti morisse quella persona cara?
Perchè ha permesso ti violentassero?
Perchè ha permesso venissi tradito e abbandonato?
Perchè ha permesso che i tuoi anni scorressero via senza quei frutti che ti spettavano?
Perchè ti ha dato tutti quei limiti e fragilità?
Perchè non ti aiuta come vorresti?
Perchè non ti dà quel successo, quei soldi, quella facilità di vita che io ti offro?

Satana è la non-persona. La negazione di ogni relazione. E il suo obiettivo è trascinare nell'assurdo di una vita in cui la relazione con il Padre è rifiutata, incompresa, rovinata. E così quella con gli altri. Vuole distruggerti in quanto Figlio e fratello.

Nessuno può vincere al mio posto. Ho da affrontare questa sfida da solo. Con la fragilità di questa libertà. Ma oggi Lui ha vinto per me, ha conosciuto la mia debolezza e se voglio ho la sua stessa forza.

E ripeto con l'apostolo Paolo: Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me (Gal 2,20).

Mi ha insegnato ha credere nell'amore del Padre che da tutta l'eternità mi ha riconosciuto (Ger 1,5) come suo figlio. Amen!


“Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto”

giovedì 22 febbraio 2007 alle 21:35
Posto la riflessione del santo Padre per l'inizio di questa quaresima



Cari fratelli e sorelle! “Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto” (Giovanni 19,37). È questo il tema biblico che quest’anno guida la nostra riflessione quaresimale.

La Quaresima è tempo propizio per imparare a sostare con Maria e Giovanni, il discepolo prediletto, accanto a Colui che sulla croce consuma per l’intera umanità il sacrificio della sua vita (cfr Giovanni 19,25).

Con più viva partecipazione volgiamo pertanto il nostro sguardo, in questo tempo di penitenza e di preghiera, a Cristo crocifisso che, morendo sul Calvario, ci ha rivelato pienamente l’amore di Dio.

Sul tema dell’amore mi sono soffermato nell’enciclica "Deus caritas est", mettendo in rilievo le sue due forme fondamentali: l’agape e l’eros.


L’amore di Dio: agape ed eros


Il termine agape, molte volte presente nel Nuovo Testamento, indica l’amore oblativo di chi ricerca esclusivamente il bene dell’altro; la parola eros denota invece l’amore di chi desidera possedere ciò che gli manca ed anela all’unione con l’amato.

L’amore di cui Dio ci circonda è senz’altro agape. In effetti, può l’uomo dare a Dio qualcosa di buono che Egli già non possegga? Tutto ciò che l’umana creatura è ed ha è dono divino: è dunque la creatura ad aver bisogno di Dio in tutto.

Ma l’amore di Dio è anche eros. Nell’Antico Testamento il creatore dell’universo mostra verso il popolo che si è scelto una predilezione che trascende ogni umana motivazione. Il profeta Osea esprime questa passione divina con immagini audaci come quella dell’amore di un uomo per una donna adultera (cfr 3,1-3); Ezechiele, per parte sua, parlando del rapporto di Dio con il popolo di Israele, non teme di utilizzare un linguaggio ardente e appassionato (cfr 16,1-22).

Questi testi biblici indicano che l’eros fa parte del cuore stesso di Dio: l’Onnipotente attende il “sì” delle sue creature come un giovane sposo quello della sua sposa.

Purtroppo fin dalle sue origini l’umanità, sedotta dalle menzogne del Maligno, si è chiusa all’amore di Dio, nell’illusione di una impossibile autosufficienza (cfr Genesi 3,1-7). Ripiegandosi su se stesso, Adamo si è allontanato da quella fonte della vita che è Dio stesso, ed è diventato il primo di “quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la vita” (Ebrei 2,15).

Dio, però, non si è dato per vinto, anzi il “no” dell’uomo è stato come la spinta decisiva che l’ha indotto a manifestare il suo amore in tutta la sua forza redentrice.


La Croce rivela la pienezza dell’amore di Dio


È nel mistero della Croce che si rivela appieno la potenza incontenibile della misericordia del Padre celeste.

Per riconquistare l’amore della sua creatura, Egli ha accettato di pagare un prezzo altissimo: il sangue del suo Unigenito Figlio.

La morte, che per il primo Adamo era segno estremo di solitudine e di impotenza, si è così trasformata nel supremo atto d’amore e di libertà del nuovo Adamo. Ben si può allora affermare, con san Massimo il Confessore, che Cristo “morì, se così si può dire, divinamente, poiché morì liberamente” ("Ambigua", 91, 1956).

Nella Croce si manifesta l’eros di Dio per noi. Eros è infatti – come si esprime lo Pseudo Dionigi – quella forza “che non permette all’amante di rimanere in se stesso, ma lo spinge a unirsi all’amato” ("De divinis nominibus", IV, 13: PG 3, 712). Quale più “folle eros” (N. Cabasilas, "Vita in Cristo", 648) di quello che ha portato il Figlio di Dio ad unirsi a noi fino al punto di soffrire come proprie le conseguenze dei nostri delitti?


“Colui che hanno trafitto”


Cari fratelli e sorelle, guardiamo a Cristo trafitto in croce! È Lui la rivelazione più sconvolgente dell’amore di Dio, un amore in cui eros e agape, lungi dal contrapporsi, si illuminano a vicenda.

Sulla Croce è Dio stesso che méndica l’amore della sua creatura: Egli ha sete dell’amore di ognuno di noi.

L’apostolo Tommaso riconobbe Gesù come “Signore e Dio” quando mise la mano nella ferita del suo costato. Non sorprende che, tra i santi, molti abbiano trovato nel cuore di Gesù l’espressione più commovente di questo mistero di amore.

Si potrebbe addirittura dire che la rivelazione dell’eros di Dio verso l’uomo è, in realtà, l’espressione suprema della sua agape. In verità, solo l’amore in cui si uniscono il dono gratuito di sé e il desiderio appassionato di reciprocità infonde un’ebbrezza che rende leggeri i sacrifici più pesanti.

Gesù ha detto: “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Giovanni 12,32). La risposta che il Signore ardentemente desidera da noi è innanzitutto che noi accogliamo il suo amore e ci lasciamo attrarre da Lui.

Accettare il suo amore, però, non basta. Occorre corrispondere a tale amore ed impegnarsi poi a comunicarlo agli altri: Cristo “mi attira a sé” per unirsi a me, perché impari ad amare i fratelli con il suo stesso amore.


Sangue ed acqua


“Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto”. Guardiamo con fiducia al costato trafitto di Gesù, da cui sgorgarono “sangue e acqua” (Giovanni 19,34)!

I Padri della Chiesa hanno considerato questi elementi come simboli dei sacramenti del Battesimo e dell’Eucaristia.

Con l’acqua del Battesimo, grazie all’azione dello Spirito Santo, si dischiude a noi l’intimità dell’amore trinitario. Nel cammino quaresimale, memori del nostro Battesimo, siamo esortati ad uscire da noi stessi per aprirci, in un confidente abbandono, all’abbraccio misericordioso del Padre (cfr S. Giovanni Crisostomo, "Catechesi", 3,14 ss.).

Il sangue, simbolo dell’amore del Buon Pastore, fluisce in noi specialmente nel mistero eucaristico: “L’Eucaristia ci attira nell’atto oblativo di Gesù, […] veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione” (enciclica "Deus caritas est", 13).

Viviamo allora la Quaresima come un tempo "eucaristico", nel quale, accogliendo l’amore di Gesù, impariamo a diffonderlo attorno a noi con ogni gesto e parola.

Contemplare “Colui che hanno trafitto” ci spingerà in tal modo ad aprire il cuore agli altri riconoscendo le ferite inferte alla dignità dell’essere umano; ci spingerà, in particolare, a combattere ogni forma di disprezzo della vita e di sfruttamento della persona e ad alleviare i drammi della solitudine e dell’abbandono di tante persone.

La Quaresima sia per ogni cristiano una rinnovata esperienza dell’amore di Dio donatoci in Cristo, amore che ogni giorno dobbiamo a nostra volta “ridonare” al prossimo, soprattutto a chi più soffre ed è nel bisogno.

Solo così potremo partecipare pienamente alla gioia della Pasqua. Maria, la Madre del Bell’Amore, ci guidi in questo itinerario quaresimale, cammino di autentica conversione all’amore di Cristo. A voi, cari fratelli e sorelle, auguro un proficuo itinerario quaresimale, mentre con affetto a tutti invio una speciale Benedizione Apostolica.

Benedetto XVI


Verso una vita nuova

mercoledì 21 febbraio 2007 alle 00:31
Quaresima 2007.
Un tempo forte che inizia con un gesto simbolico austero. Della cenere grigia posta sul capo e l'invito al digiuno, alla preghiera, alla carità.
E dalla liturgia della Parola un grido:
Lasciatevi riconciliare con Dio! (2Cor 5,20)

Ma posso credere che la mia vita cambi davvero?
"Figlio dell'uomo, potranno queste ossa rivivere?" (Ez 37,3)

Può questa cenere che sono io, questa mia vita che è un soffio, diventare pienezza di eternità?

Sì! E' questo il senso della quaresima che apre alla Pasqua!

Làsciati affascinare dal Cielo. Dalla purezza dell'Amore. Làsciati lavare, purificare dal Sangue del Cristo.
Lascia che i tuoi occhi guardino in alto, al di là degli sguardi degli uomini. Per incontrare lo sguardo di Dio.
Làsciati ricreare. Lascia che l'Amore abiti in te.

Concretamente.
Con la concretezza di un tempo consacrato alla preghiera per incontrare Lui, e sentirti conosciuto e voler condividere il Segreto della tua intimità con Lui.
Con la concretezza di energie riservate per Lui, che è il vero nutrimento della vita. Lasciando indietro ciò che ti assorbe energie ma ti soddisfa solo per un attimo.
Con la concretezza dell'accorgersi finalmente degli altri. E provare a darsi.

Concretezza che esprime in gesti un sì. Un sì che permette a Dio di spalancare per la tua vita orizzonti nuovi. Di luce e purezza. Colorati di vita e di eternità.
Orizzonti che una volta intravisti è impossibile non desiderare con tutto se stessi.

Vita insieme: "contaminazione" e rispetto del mistero

venerdì 9 febbraio 2007 alle 19:15
"[...] nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare" (Lc 10,22)

Ripensavo un po' in questi giorni a come nell'esperienza delle nostre relazioni umane si giochi la possibilità di toccare davvero qualcosa di divino. Incontrare una persona è incontrare un mistero. E' come rapportarsi al "Mistero" stesso di Dio.
Lui che è in se stesso comunione nella distinzione delle Persone (Padre - Figlio - Spirito Santo).
Lui che si può incontrare solo se decide di aprirti le porte del suo Mistero.
E noi che troppo spesso trattiamo la Sua Parola come un oggetto da aggredire e conquistare, da usare... magari per raccontare qualche "bella parola" (agli altri) o pubblicare qualche studio interessante. Rimanendo fuori dal Mistero, che, assalito o "usato", si ritira da noi...

Come l'incontro vero con una persona si realizza se c'è un reciproco rivelarsi d'intimità, così con Dio. Accostarsi con la nuda verità di noi stessi, attendere... attendere anche tanto tempo...
Ma non perchè l'Amore non si voglia comunicare... ma perchè tu capisca che è dono quello che ti viene concesso. E' dono inestimabile di qualcosa di per sé assolutamente indisponibile.

Aspettare che Lui stesso ti introduca gratuitamente. Comprendere qualcosa di Dio, fare reale esperienza di Lui, gustare nell'intimo una sua parola è come essere introdotti nella sala del trono e contemplare il volto del Re.

Così tra noi. Il volto dell'altro e il mio stesso volto come mistero che si vela e si svela contemporaneamente.
Vivere insieme nella verità è un po' come essere già in Dio Trinità.
Contaminazione e mistero. Due aspetti quasi opposti ma paradossalmente uniti quando si entra in questa dimensione.

E ripenso anche ad alcune suggestioni flash ricevute dall'incontro con una bella persona: il prof. Lucio Vinetti, giovane Direttore della Scuola di Audiofonetica (Brescia) integrata dell'Istituto Canossiano e felice padre di famiglia...

Molti matrimoni si sfasciano o muoiono sul nascere perchè "voglio vivere la mia vita, avere la mia libertà e le mie ambizioni sociali"... non si accetta la reciproca "contaminazione"... (parola usata da Lucio). Che qualcosa dell'altro passi in me e mi trasformi e viceversa. Cosa d'altra parte che può essere amata e voluta solo da persone che abbiano già la loro identità... Lucio diceva stasera come i suoi nonni, che nelle foto da giovani apparivano nel volto totalmente diversi, nel tanto tempo vissuto insieme sembravano anche nei lineamenti assomigliarsi, quasi fossero stati fratello e sorella...

Condividere veramente rimane un atto unilalaterale e gratuito.
Che non pretende altro in cambio.
Non pretende di forzare ed entrare nel mistero dell'altro. Dalla condivisione si arriva alla comunione se entrambi liberamente si svelano.

Eppoi: mettere in comune non vuol dire mettere in mezzo, tra me e te. Mettere in comune significa che è di entrambi.

Ma il mistero rimane comunque e va rispettato. Il mistero dell'altro come segno di un volto in ogni caso diverso e per questo affascinante nel suo libero rivelarsi. Ma cosa rivela in modo particolare?

Il suo Destino, la sua chiamata, il mistero della strada tracciata da Dio.

E allora amare l'altro significa amare il suo Destino, la sua chiamata, il mistero di quella strada tracciata solo per questa persona che ti sta davanti.

Amare è anche lasciare partire, accompagnando nella discrezione dell'intercessione.
Lasciare partire per quella strada affinché si compia la vera comunione che non si ha senza questo modo di amare. Amare, rispettare, attendere... il mistero dell'altro come il Mistero di Dio.




Il tuo parlare sia sì sì no no

martedì 6 febbraio 2007 alle 23:02
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno (Mt 5,33-37).

Ci sono cose che sai ma che ti ricordi solo il giorno in cui ti ci scontri. Il fatto che ci siano persone che fanno della menzogna uno stile di vita è una di quelle cose e oggi è il giorno in cui me lo sono ricordato.
Ma non è un giudizio morale. I motivi per cui si può arrivare a tanto possono essere i più disparati e il più delle volte chi lo fa lo fa per sopravvivere. O per chissà quali altri meccanismi di difesa imparati per chissà quali esperienze...
La paura è un fattore decisivo.
Possiamo però guardare dentro noi stessi e soppesare tutto il disagio che che provoca questa mancanza di trasparenza. Sia quando la subiamo che quando vi acconsentiamo.
La bocca come trasparenza del cuore. Trovare o essere persone così ha del meraviglioso.
Sa di vita.
Già, perchè la parola se non è mediazione di verità e di comunione è parola che genera morte.
Forse non subito, forse non in modo appariscente. Ma genera morte.
E noi non siamo fatti per la morte ma per la vita.

Eppure il raggiungimento dei nostri scopi sembra prevalere su tutto. L'importante è raggiungere l'obbiettivo. E se dire sì quando è sì e no quando è no non mi aiuta... ben venga quel "tantino di più" (che poi venga da un esperto di marketing come il maligno non ci tocca più di tanto, anzi, una consulenza ogni tanto aiuta...).

Ma io dico sempre quello che penso in faccia! Bello... ma io mi chiederei anche se quello che dici è solo verità o anche amore.
Se dici la verità e quella parola non è amore la tua parola non è più verità.
Sì magari è "una" verità, oggettiva anche, ma non è Verità.

Potete dire di conoscere almeno UNA persona che con voi è assolutamente vera, fino in fondo?
E noi possiamo dire di essere almeno con UNA persona assolutamente veri, fino in fondo?

La misura della nostra gioia qui dipende anche da quante persone possiamo mettere in questo "censimento"....


 













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