domenica 6 gennaio 2008
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18:24
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psalva
Una stella, una congiuntura astrale inattesa, un segno debole o invisibile per alcuni ma per te chiaro e limpido. Lui c’è e ti chiama.
Ti chiama a muoverti. Apri il cuore. Stai rischiando di non sentire più niente!
Hai provato di tutto e tutto adesso rischia di essere uguale e indifferente. Senza sapore.
Cosa sapresti rispondere se anche a te chiedessero come a Erode e ai suoi saggi scribi: Dov'è il Re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo.
Sapresti indicare la strada che porta fino a quel Bambino?
Forse sì, ma solo in teoria. Anche gli scribi interrogati da Erode hanno saputo rispondere bene:
A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.
Esame passato? Tutt'altro.
Non si sono mossi. Si sono accontentati della teoria, credendo di possedere così la verità.
Ma la Verità non si possiede, si cerca, si interroga, per essa si lasciano indietro cose, certezze e anche affetti, la si invoca, la si adora in silenzio.
Essa è degna del nostro oro, del nostro incenso della nostra mirra profumata.
Anche quando tace. Anche quando si presenta come Bambino che non ti dà risposte ma chiede solo di essere accolto.
Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
La gioia non ce l'ha chi vede la stella. Tutti la possono vedere, ma diventa gioia solo per quelli che hanno lasciato la propria casa alle spalle, facendo della propria vita desiderio e ricerca del suo Volto.
Allora sai leggere nel cielo e sulla terra ciò che Dio scrive per tutti, saggi e ignoranti, ma che solo i puri di cuore comprendono.
Ti accorgi e sei certo di non essere solo.
E questo dà gioia ai tuoi giorni e rende sensato il tuo camminare giorno dopo giorno nell'avventura di questa vita.
lunedì 31 dicembre 2007
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00:01
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psalva
Un altro anno se ne è andato. Altre pagine del libro della mia vita e della vostra sono state scritte.
Immaginare la vita come un libro in fieri fa una certa impressione. Sa di qualcosa di definitivo. E la vita è così. Definita, definitiva, non torna più indietro.
A che punto sono del libro della mia vita? Beh, non certo all'introduzione, nè ai primissimi capitoli. Non so se sono in mezzo o verso la fine. E' un libro le cui pagine vengono aggiunte man mano che vengono scritte.
Quando sarà scritta l'ultima frase il libro sarà finito, completo. Già di alcuni amici, anche più giovani di me posso già vedere questo libro completo. Che in fondo solo Dio conosce. Noi in realtà ne leggiamo le righe scritte con caratteri più grossi, gli unici che vediamo: è nato in tale data, è mancato in quest'altra, ha fatto questo e quello, abbiamo insieme fatto questa o quell'altra esperienza, e poche altre cose ancora...
Solo Dio legge la storia vera scritta in questo libro. Ma la scriviamo noi, con le nostre scelte più intime e segrete, con le sofferenze e le gioie più incomunicabili, le speranze, le illusioni, le delusioni, le esperienze e le meraviglie di una vita. O meglio, la scrive Dio con noi, in noi, se glielo lasciamo fare.
A volte capita di scorgere un filo logico, scorrendo le pagine già scritte. E di esserne pure convinti. Giri pagina e tutto cambia. Persone, amicizie, legami, certezze, fiducie. A volte tutto pare contraddetto dalla nuova pagina e non capisci più il nesso. Ma il nesso sei prima di tutto tu stesso. Sono tutte cose che succedono a te. E il fatto stesso che ti sconvolgano ti dice che la vita che stai vivendo è reale.
A volte capita di rendersi ben conto di aver capito che l'unica cosa che veramente conta è amare ed essere amati.
Significa riafferrare saldamente la trama della tua vita. Non importa quello che è stato o sarà. Se decidi di giocarti tutto per questo, non potrai sbagliare, anche se farai certamente degli sbagli e se i primi a farti soffrire saranno i tuoi stessi limiti.
Scelte limitate dalla tua visuale e dai condizionamenti del presente, rapporti umani in crisi per mancanza di adeguate strumentazioni comunicative e sufficiente conoscenza del proprio e altrui vissuto psico-fisico, e quant'altro.
Il deserto fiorirà lo stesso. Hai creduto all'Amore, e il deserto fiorirà. Nonostante tutto, nonostante tutti i tuoi errori, i tuoi limiti.
Se il libro della mia vita dovesse finire anche di colpo, con una storia spezzata, apparentemente, senza trame ricondotte ad unità da una chiara conclusione, vi inviterò a ricercare quelle pagine in cui la mia mano nella mano di Dio avevano scritto e cantato l'Amore.
Sarà lì che potrete ricoscere il senso e la bellezza di questo libro, e richiuderlo con un sorriso. Non è stato scritto per nulla. Un sorriso che spero fiorisca sulle labbra di chi ho cercato di amare in questa vita, nonostante tutti i miei limiti. E anche di chi non ho mai conosciuto o incontrato in questi giorni che mi sono lasciato alle spalle.
L'amore darà a tutto unità e senso. E riapparirà il sereno. Ma per adesso ciè dato di voltare ancora altre pagine e di provare a scrivere ancora meglio quella parola così preziosa: "amore". Perchè l'unità della nostra vita sia costruita e data da esso - che è Dio in noi - al di fuori del quale il resto è polvere e cenere.
Scrivere ancora "amore". E' quello che auguro a tutti i viandanti del tempo che passeranno di qua. Buon anno nuovo nella grazia del Signore nostro Gesù Cristo.
A lui ogni lode, nel giorno, nella notte, e nell'Eternità. Amen!
martedì 25 dicembre 2007
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10:59
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psalva
C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l'angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E' questo il segno che oggi viene donato per chi ha voglia di muoversi ed entrare lì dove è adagiato il Dio fatto Uomo.
La possibilità di un faccia a faccia con l'Assoluto. O almeno un primo contatto; la prospettiva giusta per entrare nel Mistero di Dio.
venerdì 21 dicembre 2007
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18:25
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psalva
Dalle «Omelie sulla Madonna» di san Bernardo, abate (Om. 4, 8-9; Opera omnia, ed. Cisterc. 4, 1966, 53-54)
Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito santo. L'angelo aspetta la risposta; deve fare ritorno a Dio che l'ha inviato. Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi, noi oppressi miseramente da una sentenza di dannazione.
Ecco che ti viene offerto il prezzo della nostra salvezza: se tu acconsenti, saremo subito liberati. Noi tutti fummo creati nel Verbo eterno di Dio, ma ora siamo soggetti alla morte: per la tua breve risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in vita.
Te ne supplica in pianto, Vergine pia, Adamo esule dal paradiso con la sua misera discendenza; te ne supplicano Abramo e David; te ne supplicano insistentemente i santi patriarchi che sono i tuoi antenati, i quali abitano anch'essi nella regione tenebrosa della morte. Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia: dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutto il genere umano.
O Vergine, da' presto la risposta. Rispondi sollecitamente all'angelo, anzi, attraverso l'angelo, al Signore. Rispondi la tua parola e accogli la Parola divina, emetti la parola che passa e ricevi la Parola eterna.
Perché tardi? perché temi? Credi all'opera del Signore, dà il tuo assenso ad essa, accoglila. Nella tua umiltà prendi audacia, nella tua verecondia prendi coraggio. In nessun modo devi ora, nella tua semplicità verginale, dimenticare la prudenza; ma in questa sola cosa, o Vergine prudente, non devi temere la presunzione. Perché, se nel silenzio è gradita la modestia, ora è piuttosto necessaria la pietà nella parola.
Apri, Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all'assenso, il grembo al Creatore. Ecco che colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti batte fuori alla porta. Non sia, che mentre tu sei titubante, egli passi oltre e tu debba, dolente, ricominciare a cercare colui che ami. Levati su, corri, apri! Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso.
«Ecco», dice, «sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1, 38).
lunedì 17 dicembre 2007
alle
23:18
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psalva
Togliete la musica del blog per prima cosa.
Fate silenzio assoluto, fate attenzione e cliccate sul video. Vi mancherà il respiro.
Pazzesco. Impressionante.
È un crescendo incredibile, sbalorditivo, da starci male.
All’inizio non ci si immagina dove ci sta portando quel surfista, sembra qualcosa di normale.
Ma poi… una montagna, un mostro, un gigante d’acqua e un minuscolo uomo in fuga dalla sua morsa tremenda.
È una potenza spaventosa e maestosa insieme, solenne, da brivido assoluto. Mi vengono in mente quei pomeriggi di fine estate al mare, dove appena dopo un grosso temporale ci si precipitava a cercare la spiaggia migliore per andare a massacrarsi con le onde inconsuete che si abbattevano con forza e ripetutamente sulla battigia, lanciate da un mare ancora sconvolto. Un divertimento da pazzi (anche perché non era una cosa molto “consentita” dai bagnini anche comunali…). Anche se le onde non superavano i 2 metri esercitavano sul tuo corpo una potenza allucinante. Quando ti facevi prendere in pieno (senza tentare di surfarla con qualche attrezzo di fortuna) ti sentivi un fuscello insignificante e venivi sbattuto sott’acqua da tutte le parti fino quasi a riva… e a voglia di trattenere il fiato gonfiandosi d’aria i polmoni un attimo prima dell’impatto fatale… sembrava di non tornare più fuori…
Però era spettacolare. Adrenalina pura. Peggio ancora quando insieme ad altri pazzi andavamo fin sulla scogliera a circa 100 m dalla spiaggia, proprio dove si infrangevano i cavalloni più grossi… aggrappati fino a tagliarsi agli scogli in qualche postazione idonea, si affrontava l’impatto con questi mostri di potenza.. che paragonati adesso a questo video erano dei microbi…
Ma al di là adesso del pazzo che surfa il mostro in questione c’è da rimanere affascinati e farci una piccola riflessione. Si fa presto a dire “pazzo”… ma da quando conosco un po’ il Signore Gesù non mi meraviglio più di tanto. Il primo pazzo che chiede cose pazze è Lui stesso!!!
E noi che siamo attaccati alla nostra comoda “normalità”! Normali e annoiati, senza stupore, senza adrenalina dello Spirito, quasi dei morti in piedi. Che squallore.
Vorrei cantare con tutte le forze un inno alla pazzia dell’amore del Signore.
Che ha scelto un minuscolo Davide e lo ha fatto vincere contro il tremendo Golia.
Alla pazzia di tanti nostri fratelli e padri che hanno rischiato tutto, spinti da quella moto d’acqua ad affrontare il Golia di turno, il mostro con forza spropositata.
Pazzia di Dio, del suo amore per noi, che ci vuole coinvolgere in questa pazzia.
Via ogni paura!
Tutti i tuoi problemi, i tuoi fallimenti, tutto ciò che ti minaccia e ti terrorizza. Tutto ciò che mai vorresti affrontare.. vai!
Guarda questo pazzo di surfista. Da solo, con il suo coraggio, il suo equilibrio, la sua pazzia..
Il mostro è dietro di lui, è come se cercasse di afferrarlo e schiacciarlo, annullarlo. Ma non ce la fa… e alla fine la sua forza si esaurisce, si spegne.. Come le prove della vita.. è stato concesso loro un tempo ben limitato, poi finiranno. “Non può piovere per sempre” diceva una frase cult del film “il Corvo”.
Ciò che di per sé sarebbe da panico assoluto, ciò che sarebbe solo da fuggire, diventa un cavallo da domare e cavalcare. Anzi, uno spasso assoluto. Irripetibile. Il surfista sembra fuggire, ma in realtà è come se danzasse, disegnando traiettorie armoniose ed eleganti.
Fuor di metafora: potenza della fede, della pazzia di un affidamento totale al Signore.
Lo auguro a tutti e mi auguro di sperimentarlo sempre di più. Se finora mi sono divertito con onde da 2 o 3m aspetto questi mostri alti come montagne! E arrivano, eccome se arrivano nella nostra vita.
Solo che, incredibilmente, quando arrivi alla fede nuda e cruda, certa, inamovibile, assoluta, di essere amato da Dio QUALUNQUE COSASUCCEDA, anche la cosa peggiore che dovrai affrontare diventerà occasione per qualcosa di stupefacente, una surfata incredibile e spettacolare, bellissima, mozzafiato.
Chissà in paradiso quanti “video” avremo da condividere con tutti i nostri fratelli e sorelle santi, senza bisogno del P2P o youtube!
Vedremo vite spettacolari, da adrenalina pura, vite che hanno affrontato montagne di dolore, di prove, di traumi, di testimonianza e tentazione, vite che lo Spirito del Cristo ha trasfigurato e reso pezzi da cineteca. Sarà un wow continuo, uno scambio di esperienze, una lode continua al Maestro che ha insegnato a tutti i suoi piccoli Davide ad abbattere i loro Golia, a surfare con quella piccolissima tavola della fede sui cavalloni di questa vita. Non solo “per un mercoledì da leoni”, ma per una vita intera e un’eternità da leoni!
«Infinite volte tutta una comunità cristiana si è spezzata, perché viveva di un ideale...
Dobbiamo essere profondamente delusi degli altri, dei cristiani in generale, se va bene, anche di noi stessi, quant’è vero che Dio vuole condurci a riconoscere la realtà di una vera comunione cristiana...
Il Signore non è Signore di emozioni, ma della verità. Solo la comunità che è profondamente delusa per tutte le manifestazioni spiacevoli connesse con la vita comunitaria, incomincia ad essere ciò che deve essere di fronte a Dio, ad afferrare nella fede le promesse che le sono state fatte.
Quanto prima arriva, per il singolo e per tutta la comunità, l'ora di questa delusione, tanto meglio per tutti. Una comunità che non fosse in grado di sopportare una tale delusione e non le sopravvivesse, che cioè restasse attaccata al suo ideale, quando questo deve essere frantumato, in quello stesso istante perderebbe tutte le promesse di comunione cristiana stabile e, prima o dopo, si scioglierebbe...
Chi ama il suo ideale di comunità cristiana più della comunità cristiana stessa, distruggerà ogni comunione cristiana, per quanto sincere, serie, devote siano le sue intenzioni personali.
Dio odia le fantasticherie, perché rendono superbi e pretenziosi. Chi nella sua fantasia si crea un'immagine di comunità, pretende da Dio, dal prossimo e da se stesso la sua realizzazione.
Egli entra a far parte della comunità di cristiani con pretese proprie, erige una propria legge e giudica secondo questa i fratelli e Dio stesso.
Egli assume, nella cerchia dei fratelli, un atteggiamento duro, diviene quasi un rimprovero vivente per tutti gli altri.
Agisce come se fosse lui a creare la comunità cristiana, come se il suo ideale dovesse creare l'unione tra gli uomini.
Considera fallimento tutto ciò che non corrisponde più alla sua volontà. Lì dove il suo ideale fallisce, gli pare che debba venire meno la comunità. E così egli rivolge le sue accuse prima contro i suoi fratelli, poi contro Dio, ed infine accusa disperatamente se stesso».
D. BONHOEFFER, La vita comune, Queriniana, Brescia 1973, p. 46-47).
"Colui che beve dell'acqua che io gli darò - dice il Signore -, non avrà mai più sete; ma l'acqua che io gli darò diverrà in lui una sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna" (Gv 4,14)