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Ritiri di Avvento di Villa Nazareth

mercoledì 28 ottobre 2009 alle 15:48

Riuscire a fare silenzio nel quotidiano e a lasciare spazio a Dio è già una forma di ritiro spirituale, ma molto spesso questo silenzio, pur se perseguito, è difficile da raggiungere e restiamo condizionati dai nostri pensieri, dalle nostre preoccupazioni, dai nostri modi di considerare le questioni. L'Avvento, preparazione alla celebrazione del mistero dell'irruzione di Dio nella storia dell'uomo, in Natale, è un tempo propizio per riprendere in mano la propria vita, con tutti i suoi nodi e le sue domande. E' tempo per rintracciare il senso della nostra storia, tempo per incrociare lo sguardo di un Volto che da sempre ci cerca e ci ama. Un volto che ancora non conosciamo.

Ecco due momenti forti per gli studenti di Villa Nazareth:

Avvento 2009

Ritiro breve

Roma 29 novembre

Guidato da don

Stefano Modica


E il Senso si fece carne

e venne ad abitare

in mezzo a noi....


Il tempo di Avvento è il tempo dei tempi, il tempo proprio della Chiesa, il tempo di ogni uomo che attende e ricerca la presenza di Dio, nei frangenti del proprio vivere. In questa ricerca dell'uomo, si comprende il mistero della Incarnazione del Senso di Dio, dell'u

omo-Dio, Gesù che per ogni uomo e con ogni uomo,

si è fatto pellegrino, compagno, fratello, redentore.


Allora, sorge spontanea una domanda!


Nella mia ricerca di senso, forse troppo umana, Dio cosa centra...?








Avvento 2009 – Ritiro lungo

Ad Ariccia, nella quiete dei boschi sul lago di Albano

dal 6/12 pomeriggio all’8 pomeriggio

guidato da p. Flavio Bottaro S.J.

Comprendere

se stessi qui e ora,

fare esperienza personale di Dio


Capisci chi sei

e cosa desideri?

Sai vivere te stesso come essere-in-relazione con l’altro e l’Altro?

Sai discernere tra i movimenti e i desideri del cuore?

Hai mai fatto vera esperienza di incontro con Dio in Cristo?

Accompagnati da un maestro di discernimento ed esperienza di Dio secondo la sapienza e il metodo di Ignazio di Loyola, ci sarà data la possibilità di sperimentare una via di spiritualità che ognuno potrà provare su se stesso e praticare in libertà nel proprio cammino umano.



Il Gesù di Paolo e il Paolo di Gesù

giovedì 31 gennaio 2008 alle 13:10

VILLA NAZARETH


Associazione Comunità Domenico Tardini


Settimana invernale di incontro degli Associati e dei Laureati

da domenica 10 a domenica 17 febbraio 2008



Tema degli incontri:


Il Gesù di Paolo e il Paolo di Gesù



Lunedì

Il Gesù di Paolo: una Buona notizia incisa nelle ferite del suo corpo


Martedì

Saulo il fariseo e persecutore del Cristo: lo scandalo della croce


Mercoledì

Afferrato da Gesù Cristo: luce e cecità sulla via per Damasco


Giovedì

L'ansia per il vangelo e per tutte le Chiese: la missione


Venerdì

Paolo "prigioniero" di Cristo: passione, mistica, fraternità


Sabato


Generare la Vita in catene: l'eredità paolina


Sorpresi da una Luce che arriva "solo" per noi

domenica 2 dicembre 2007 alle 18:58


Ogni volta che il Signore mi chiama a condividere la sua Parola con altri fratelli e sorelle non manca mai di farmi qualche regalo. Magari di sottobanco.. così quasi all'ultimo momento.

Ormai lo so.

Vado per parlare (per balbettare qualcosa anzi) e mi preparo a ricevere io per primo.

Sarà una parola che io stesso leggo o dico, o una condivisione, un incontro, una domanda, un saluto. E così, improvvisamente, mi sorprende l'alba.

Arriva un raggio di luce nuova dritto al cuore. Per me, solo per me.

Egocentrismo? Forse, ma il Signore fa così anche con te.

Certo il Signore lo fa con tutti, ma sai bene che quel raggio, anche se per gli altri sarà sempre bellissimo, avrà però una gamma di colori diversa. Questi sono per te e per te solo. Non so come spiegarlo ma è così.

Una volta cercavo subito di condividerlo, ne parlavo con entusiasmo... ma poi mi rendevo conto che non sempre riuscivo a trasmettere quel dono ricevuto. Ho capito ancora di più quanto e come il Signore ci ami personalmente.

Ci sono doni che DEVI condividere, altri invece sono solo per te. Incomunicabili (se non per uno speciale dono) o comunque mai nella stessa forma in cui l'hai ricevuto mi sa.

Non è detto che quello che ti ha colpito faccia lo stesso effetto su un'altra persona. Non ti stupire, non rimanerci male.

Quello che il Signore ti ha dato, lo aveva preparato da tempo, aveva pensato a tutti i dettagli..

... al tuo bisogno, ai tuoi desideri. Aveva da tempo e con cura pensato a come presentarti il dono, a come renderlo più bello, a come incartarlo, alle circostanze migliori per dartelo in modo che tu lo apprezzassi e lo capissi... poi zac!

Arrivato il momento ("la pienezza dei tempi"? vabbè non esageriamo...:-) eccolo lì per te. Solo per te.

E tu vuoi subito farlo vedere in giro... addirittura regalarlo ad altri.

Ma daai! Come puoi pensare a questo punto di "riciclare" un regalo così amato - pensato - creato solo per te!??

Ma gli altri?

Avranno anche loro i loro doni. Non ti preoccupare questa volta. Non essere in ansia per la loro "conversione".

Intanto convertiti tu apprezzando il dono.

Gli altri ne riceveranno allora il tuo sorriso, la tua solarità, il tuo sentirti profondamente amato.

E dai tuoi occhi partirà anche per loro un inatteso raggio di sole. Unico e irripetibile.

Direttamente da Lui, attraverso di te, solo per la persona che ti sta davanti in quel momento.

Il tempo di Avvento ci fa gustare e ci prepara a queste venute inattese nella nostra vita.

Ciao!

Il ramo di mandorlo: ritiro spirituale in preparazione al S. Natale

martedì 20 novembre 2007 alle 21:00

Un avviso che magari può interessare chi è di Roma o dintorni. Domenica 2 dicembre terrò un ritiro spirituale dedicato a questo tempo ormai prossimo di preparazione al S. Natale. Il titolo "il ramo di mandorlo" fa riferimento al tema che mediteremo insieme in ascolto della Parola di Dio. Si tratta in estrema sintesi del mistero del compimento e della realizzazione delle promesse di Dio sulla nostra vita

Mi fu rivolta questa parola del Signore: "Che cosa vedi, Geremia?". Risposi: "Vedo un ramo di mandorlo". 12 Il Signore soggiunse: "Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla" (cfr. Ger 1,11).

Di solito, soprattutto in vista del Natale, si leggono molto i testi profetici in rapporto con la "predizione" della venuta del Messia. Ma questa volta noi parleremo di quelle profezie "che non si sono realizzate". Quali sono e cosa dicono di Dio e a noi stessi le profezie "incompiute"?


Villa Nazareth

Associazione Comunità Domenico Tardini

Ritiro spirituale in preparazione del Natale



Il ramo di mandorlo


Tra promessa e compimento, tra scandalo e adorazione


Domenica 2 dicembre 2007

Congregazione Suore Domenicane di Santa Caterina da Siena

Via Massimi, 114/B

00136 Roma - tel. 06/97845301


Programma

Ore 10.00 Arrivo

Ore 10.15 Recita delle Ore

Ore 10.30 Prima Meditazione

Ore 11.30 Riflessione personale

Ore 12.30 Pranzo buffet

Ore 14.00 Seconda Meditazione

Ore 15.00 Riflessioni comuni e silenzio personale

Ore 16.00 Liturgia Eucaristica presieduta da Mons. Claudio M. Celli


Per iscrizioni: Lida 06 39729912, Laura 06 5142068 o Massimo 349 4751488

I periodi di deserto

venerdì 19 ottobre 2007 alle 22:13


Ci risentiamo tra una settimana circa... vado a farmi un ritiro e un po' di deserto, un saluto a tutti!


I periodi di deserto (di René Voillaume)

I periodi di deserto sono essenziali per approfondire la nostra vita di preghiera. Deserto non è sinonimo di ritiro: non ogni luogo di ritiro è un deserto e ciò che normalmente si chiama esercizio di ritiro spirituale non è paragonabile a un periodo di deserto.

Ogni luogo porta in sé un significato spirituale nella misura in cui, attraverso i nostri sensi, contribuisce a imprimere un segno sul nostro spirito. San Giovanni della Croce aveva capito l'importanza dei luoghi come mezzo per disporre alla contemplazione. Il deserto non è solamente un luogo solitario e silenzioso, come se ne possono trovare molti nel mondo e persino nel cuore delle nostre città.

Il deserto è più di un luogo di ritiro, perché nella sua estensione e nel suo vuoto porta dei valori che gli sono propri. In quanto tale, il deserto non serve a nulla all'uomo e lo spazio occupato da queste solitudini aride sembra senza senso di fronte agli spazi più ristretti riservati alle regioni fertili e sovrappopolate. Come la preghiera di pura adorazione, di cui èl'immagine, il deserto non è apparentemente di alcuna utilità per l'uomo. Il deserto porta l'uomo al limite della sua debolezza e della sua impotenza e lo obbliga a cercare forza in Dio solo. Porta in sé il segno della povertà, dell'austerità, dell'estrema semplicità, della totale impotenza dell'uomo che scopre la sua debolezza, poiché l'uomo non è in grado di autosussistere di per se stesso di fronte al deserto.

D'altronde, è Dio che conduce al deserto, poiché lo spirito non può rimanervi senza essere nutrito direttamente da Dio. :È in questo, che un periodo di deserto differisce da un ritiro in cui è bene, al contrario, cercare tutti i mezzi esteriori possibili per rinnovare e raccogliere la fede: conferenze, partecipazione alla liturgia, preghiere in comune, colloqui con un direttore spirituale. Questi ritiri sono necessari e d'altronde possono richiedere, secondo la maturità spirituale di ciascuno, dei vari gradi di solitudine.

Il deserto, al contrario, è un tentativo di avanzare nudi, deboli, privi di ogni appoggio umano, nel digiuno del cibo terrestre e anche spirituale, verso l'incontro con Dio. E non potremmo andare lontano, se Dio stesso non ci mandasse il suo cibo come ha fatto per Israele, per Elia, coricato e spossato sotto il ginepro.

La nostra preghiera, anche quando è il risultato di una attività delle virtù teologali, comporta sempre una rispettosa- attesa del cibo divino. Il periodo di deserto è una prova, un test} come un tentativo pieno di fiducia per sollecitare Dio a venire verso di noi, nella nostra impotenza, per condurci a lui. Ciò che, dunque, è essenziale, in un periodo di deserto, èlo spogliamento totale e l'attesa serena e silenziosa di Dio in una certa inattività delle nostre capacità.

Questa attesa passiva, senza una risposta di Dio sarebbe nociva se si prolungasse molto, ma è piena di vantaggi se èbreve, come un grido di aiuto lanciato verso Dio e di cui noi abbiamo bisogno, di tanto in tanto, per sostenere la nostra preghiera.

Non bisogna intraprendere ritiri prolungati nel deserto sconsideratamente, senza direzione spirituale e, comunque, bisogna sapersi comportare in modo tale da essere pronti, seguendo la risposta di Dio, a mescolare all'attesa silenziosa e allo spogliamento il cibo spirituale necessario per non indebolirsi e non ridursi all'inerzia, con il pretesto di aver voluto raggiungere, con le nostre forze, la montagna sulla quale solo Dio può condurci.

Per andare nel deserto, bisogna dunque credere che Dio può venirci a trovare nella preghiera e, per ottenere la grazia di questa visita, bisogna desiderarla con fiducia e gioia. La giornata nel deserto viene a ricordarci regolarmente la necessità di questa attesa. Ci ricorda le condizioni di preparazione necessarie per ricevere questa grazia: l'umiltà del cuore, il non fare affidamento su se stessi, accettare l'assenza delle consolazioni sensibili e l'austerità di questo modo di incontrarci con Dio; perché, se lo Spirito Santo ci visita, ciò non accadrà se prima non ci saremo dimenticati di noi stessi.

Per diventare un cammino verso Dio, il deserto deve essere accettato con spirito di assoluta povertà. Senza spogliamento e silenzio interiore, il deserto non sarebbe che un ostacolo alla preghiera. È anche nella nudità del deserto che cadranno le illusioni di tutto ciò che ingombra il nostro cuore. Non si può sopportare di camminare a lungo, soli nel deserto, se non si ha il cuore semplice e povero e se dalla vita ci si aspetta ancora qualcos'altro che Dio solo.

È per questo che le tentazioni di renderci utili agli uomini, in modo diverso, dall'affermazione vitale della trascendenza divina o dell'amore divino, la tentazione di instaurare il regno di Dio con mezzi diversi da quelli usati da Gesù stesso, non saranno definitivamente vinte se non nel deserto, come fu per Gesù.

L'esperienza ci porta a costatare che noi siamo molto più tentati nel deserto, e saremmo inclini a concludere che è meglio evitare di andarvi. No, non siamo più deboli nel deserto che altrove: siamo posti nella condizione di fare una scelta più assoluta e radicale, scelta le cui alternative, durante la nostra vita abituale, vengono sbiadite dalla molteplicità delle attività quotidiane e da innumerevoli compromessi più o meno coscienti.

 













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